Nel futuro di Londra meno grattacieli nella City e altre 200 torri nel resto della città

Nel futuro di Londra meno grattacieli nella City e altre 200 torri nel resto della città

City of London

Londra, 19 giugno 2014. L’era delle immense torri che hanno trasformato il volto della City di Londra potrebbe essere giunta al termine. Secondo Peter Rees, per 29 anni Capo del settore programmazione urbanistica della City of London Corporation (in pensione da aprile) è difficile che nei prossimi anni gli imponenti edifici sorti attorno allo storico quartiere della City  siano affiancati da altre torri futuristiche simili ai famosissimi Cheesegrater e Gherkin. Al contrario, sostiene Rees, il futuro del cuore finanziario di Londra s’indirizzerà sempre verso la riqualificazione dei vasti edifici risalenti ai primi anni ’90 (i cosiddetti “groundscrapers”) che non sono stati capaci di ottimizzare gli spazi come hanno invece fatto le mega-torri multiplano.

Ed è proprio l’ottimizzazione degli spazi l’elemento strategico di una città la cui popolazione cresce al ritmo impressionante di 100 mila nuovi residenti all’anno e che dovrebbe arrivare a 10 milioni di abitanti entro i prossimi 15 anni.

L’opera più imponente dell’era delle torri è indubbiamente lo “Cheesegrater”, il cui nome ufficiale è Leadenhall Building. Questo straordinario esempio di architettura, una volta concluso (si prevede entro fine mese), diventerà l’edificio più alto della City e sarà occupato da grandi multinazionali prevalentemente del settore assicurativo.

Ma il Cheesegrater è solo uno dei tanti progetti presenti nel cuore storico di Londra: alcuni sono in fase di realizzazione, altri ancora verranno sviluppati nei prossimi anni. Nella variegata differenza degli stili di progettazione che caratterizza queste autentiche meraviglie dell’architettura, vi è comunque una caratteristica comune; tutti sono progettati per non ostruire la meravigliosa vista della Cattedrale di St. Paul dalla celebre Fleet Street. Un indirizzo rigidissimo della programmazione urbanistica della Capitale inglese, che negli anni ha preservato uno degli scorci più suggestivi e conosciuti del panorama urbano londinese.

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Fonte: Financial Times, 19 giugno 2014

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