Il Referendum per l’indipendenza della Scozia

“La Scozia deve essere un Paese indipendente?”

Saltire + Union jack referendum indpiendenza scozia

“Should Scotland be an independent country?” (“La Scozia deve essere una Nazione indipendente?”). Semplice, coinciso e diretto: è questo il quesito a cui dovranno rispondere con un SI o un NO gli oltre 4,2 milioni di scozzesi che, con tutta probabilità, si recheranno in massa giovedì 18 settembre 2014 a votare nel referendum per l’indipendenza della Scozia.

Una consultazione storica per il mondo britannico, che potrebbe cambiare per sempre il volto del Regno Unito e riportare le lancette della storia al 1° maggio 1707, quando entrò ufficialmente in vigore l’Act of Union, votato congiuntamente dai Parlamenti della Scozia e d’Inghilterra, che sancì l’unificazione tra i due Regni e mise fine a secoli di guerre e violenze tra i due Paesi (che gia’ dal 1606 condividevano peraltro lo stesso Sovrano).

Una sfida da molti ribattezzata (con un’evidente semplificazione) come lo scontro tra il cervello (NO) e il cuore (SI) tra la ragione (NO) e la passione (SI) tra il realismo (NO) e l’utopia (SI) ma che, in realtà, è assai più complessa e coinvolge moltissimi interessi, dallo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi del Mare del Nord all’uso della sterlina (negato fin d’ora dal Governo britannico e dalla Bank of England in caso di vittoria del SI) e che, in caso di vittoria del fronte “scissionista”, poterebbe innescare un travolgente effetto a catena in altri Paesi europei (come la Spagna, il Belgio ecc.) caratterizzati da analoghe pulsioni indipendentistiche interne.

Gli ultimi sondaggi danno in leggero vantaggio il NO (52% contro 48% per il Times, 51% a 49% per il Guardian) ma con una fetta di indecisi ancora attorno al 20% dell’elettorato e un trend complessivamente favorevole al fronte indipendentista (specie negli ultimi giorni). Sarà dunque una sfida all’ultimo voto, con il mondo intero a guardare la straordinaria capacità del popolo britannico di interpretare nel modo più autentico i valori di democrazia e rappresentatività che stanno alla base della cultura Occidentale.

Con un’iniziativa senza precedenti nella storia politica britannica, lunedi’ 15 settembre i leader dei tre principali partiti UK (David Cameron, Primo Ministro UK e Leader dei Conservatori, Ed Milliband, leader del Partito Laburista e Nick Clegg, Leader dei Liberal Democratici e Vice Primo Ministro) hanno firmato una lettera congiunta in cui si assumono l’impegno solenne a garantire ulteriori poteri e maggiore autonomia decisionale al Parlamento scozzese in caso di vittoria del NO. La proposta e’ stata bollata dai sostenitori del SI come una mossa disperata totalmente non credibile e ha creato non poche polemiche anche tra i rappresentanti di altre regioni inglesi (compresa la stessa Londra) che, a fronte di questa prospettiva, reclamano un analogo trattamento per i loro territori. 

Ecco i dati piu’ importanti da sapere sul Referendum scozzese:

Il corpo elettorale

Come in tutto il Regno Unito, anche in Scozia  è necessario registrarsi alle liste elettorali del proprio Comune per votare. A ieri, 4.285.323 scozzesi avevano assolto a quest’obbligo, acquisendo il diritto a esprimersi sul futuro del loro Paese. Un numero-record di iscritti al voto, pari al 97% della popolazione adulta scozzese.

Curiosità: Per la prima volta nella storia britannica, nel Referendum sull’indipendenza della Scozia l’età minima per il diritto di voto è stata abbassata da 18 a 16 anni, con la motivazione che la decisione di giovedì 18 settembre influenzerà pesantemente (qualunque sia il suo esito) il futuro di centinaia di migliaia di giovani. Tale scelta è stata fortemente osteggiata dall’Inghilterra, per la quale in questo modo si favorirebbe artificialmente la causa indipendentista. Il referendum, inoltre, sarà valido anche qualora non venisse raggiunto il quorum del 50 per cento degli aventi diritto (ipotesi del tutto improbabile, visto l’accesissimo scontro in atto tra i due schieramenti e la mobilitazione dell’intera società scozzese).

Le forze in campo

I comitati che si danno battaglia in una delle più accese ed entusiasmanti campagne elettorali della storia UK sono due:

Yes Scotland

Dal 2011 i nazionalisti scozzesi, guidati dal loro carismatico Primo Ministro Alex Salmond (foto sotto) hanno iniziato una vera e propria battaglia per ottenere il referendum sull’indipendenza, creando non poche polemiche con la controparte inglese.

Alex Salmond Retains His Post As First Minister And Creates Scotland's First Majority Government

Tra i favorevoli all’indipendenza figurano, ovviamente, il Partito Nazionalista Scozzese, promotore del Referendum, i Verdi e i Socialisti Scozzesi.

Better Togheter (Meglio Insieme)

Il principale antagonista di Salmond è Alistair MacLean Darling (foto sotto) ex Ministro e Cancelliere dello Scacchiere (Ministro dell’Economia) dei Governi laburisti UK guidati da Tony Blair e Gordon Brown. Darling ha basato la sua opposizione all’indipendenza cercando di mettere in evidenza tutte le problematiche e i rischi connessi a una scissione della Scozia dal resto del Regno Unito sotto il profilo economico, finanziario e occupazionale.

Darling speaks to young Scot voters

All’indipendenza della Scozia si oppongono tutti i principali partiti del Parlamento britannico (Conservatori, Laburisti e Liberaldemocratici) che, specialmente nell’ultima settimana, sono scesi in campo pesantemente con i loro leaders in un’inedita alleanza bi-partisan contro l’ipotesi di dissoluzione del Regno Unito.

Tre giorni fa, a fronte di sondaggi sempre più ravvicinati tra il fronte del SI e quello del NO (con un trend favorevole soprattutto per il primo) David Cameron, leader dei Conservatori e Primo Ministro britannico, Ed Milliband, leader del Partito Laburista e Nick Clegg, leader dei Liberaldemocratici e Vice Primo Ministro del Governo di Coalizione tra Conservatori e LibDem, hanno ufficialmente lanciato, grazie all’aiuto dell’ex Primo Ministro laburista Gordon Brown (scozzese doc) una nuova campagna, secondo la quale, in caso di vittoria del NO, il Governo di Edimburgo acquisirebbe molti più poteri di quelli, già ampi, di cui dispone adesso.

Curiosità: lo scontro sull’indipendenza ha spaccato soprattutto il Partito Laburista, che da sempre ha in Scozia una delle sue principali roccaforti elettorali: scozzesi sono stati, infatti, gli ultimi due Primi Ministri laburisti succedutisi alla guida del Regno Unito (Tony Blair, nato a Edimburgo e Gordon Brown). Molti esponenti laburisti scozzesi hanno però abbandonato il partito per schierarsi apertamente a favore del SI. A testimonianza di una spaccatura profonda nell’elettorato laburista scozzese, che non sara’ semplice riemarginare nei prossimi mesi, domenica 14 settembre il leader del Labour Ed Milliband e’ stato duramente contestato dagli indipendentisti scozzesi e non ha potuto tenere un comizio a Glasgow. 

In campo contro l’ipotesi indipendentista anche molte grandi imprese e istituzioni finanziarie britanniche e scozzesi, che hanno già annunciato di voler muovere i loro centri decisionali in Inghilterra in caso di vittoria del SI. A queste prese di posizione, corroborate dalle allarmistiche analisi di molte istituzioni finanziarie internazionali (compreso il Fondo Monetario Internazionale) sugli effetti negativi dell’eventuale scissione, si è contrapposto un cartello di piccole e medie imprese scozzesi favorevoli all’indipendenza.

Il dilemma dell’Union Jack

Union jack: hugely symbolic.

Tra i tantissimi problemi da risolvere, in caso di vittoria del SI, ci sarà probabilmente anche quello della bandiera. Il famoso Union Jack, il vessillo blu, rosso e bianco che da secoli simboleggia l’orgoglio e la forza del Regno Unito nel mondo, è infatti l’unione di tre bandiere distinte (vedi sotto): la Croce di San Giorgio inglese (rossa verticale in campo bianco), la Croce di Sant’Andrea scozzese (bianca diagonale in campo blu, detta anche Saltire) e la Croce di San Patrizio irlandese (rossa diagonale in campo bianco). Che succederà in caso di separazione della Scozia? Al momento, non esiste ancora una risposta (e i costituzionalisti di Westminster preferiscono non pensarci nemmeno..).

Evolution-Of-Union-Jack

 

La posizione della Regina

Queen-Elizabeth-II-Prince-Philip-were-high-spirits

Nonostante i tentativi più o meno scomposti di alcuni parlamentari inglesi di trascinare la Corona nella contesa elettorale, Buckingham Palace ha comunicato ufficialmente che la Regina non interverrà nel dibattito, in ossequio alla lunga tradizione di neutralità politica della Casa Reale britannica e al fatto che, secondo la Sovrana, l’indipendenza della Scozia “è una questione di pertinenza del popolo scozzese”.

L’unico riferimento al voto fatto da Elisabetta II negli ultimi giorni (che i sostenitori delle due fazioni in campo hanno ovviamente interpretato ciascuno a favore delle proprie tesi) e’ che gli scozzesi dovranno pensare bene alla scelta a cui sono chiamati giovedi’ 18 e decidere dopo aver attentamente riflettuto.

Per la Regina, in ogni caso, la situazione non cambierà molto: anche in caso di vittoria del SI, infatti, gli indipendentisti hanno già annunciato che la Scozia rimarrà una monarchia con l’attuale Sovrano come Capo di Stato (al pari di quanto avviene oggi in altri quindici Paesi oltre al Regno Unito e all’Irlanda del Nord, tra cui Antigua e BarbudaAustraliaBahamasBarbadosBelizeCanadaGrenadaGiamaicaNuova ZelandaPapua Nuova GuineaSaint Kitts e NevisSaint Vincent e GrenadineIsole SalomoneSanta Lucia e Tuvalu e di quanto gia’ avveniva tra Scozia e Inghilterra tra 1606 e 1707.

Curiosità: la Regina seguirà l’andamento del Referendum dal Castello scozzese di Balmoral, in assoluto la sua preferita tra le tante splendide Residenze Reali britanniche, insieme al marito Philip Mountbatten, Duca di Edimburgo (foto sopra).

I precedenti

Il referendum del 18 settembre 2014 sarà il primo nella storia a chiedere esplicitamente agli scozzesi se il loro Paese dovrà diventare o meno uno Stato indipendente, ma ha due precedenti parzialmente simili, che hanno segnato altrettante tappe fondamentali nel processo di autonomia di una delle quattro grandi Nazioni che compongono il Regno Unito (Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord e, per l’appunto, Scozia).

Nel 1979 si tenne una prima consultazione sulla devoluzione di poteri indetta dal Governo laburista guidato da James Callaghan, che vide una vittoria di misura del SI (52% a 48%) ma venne invalidata dal mancato raggiungimento, da parte della posizione vincente, della soglia del 40% degli aventi diritto al voto (i SI rappresentarono, infatti, solo il 32,9% dell’intero corpo elettorale). 

A Settembre 1997 si tenne un secondo referendum, voluto questa volta dal governo laburista di Tony Blair, che sancì una netta vittoria del SI rispetto all’ipotesi di creare un Parlamento scozzese indipendente da quello di Westminster (68% contro 32%). A seguito di tale risultato, la Scottish Assembly  venne creata nel 1998 grazie allo Scotland Act e le prime elezioni scozzesi si tennero nel maggio del 1999.

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1 Commento

  1. Fergon

    Thanks for the info

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